Manifesto


Manifesto politico del Movimento Autonomia Responsabile

 

1. In un momento particolarmente difficile per tutti e di cupe prospettive per il futuro, a causa degli effetti devastanti della crisi economica, del disorientamento culturale e valoriale e della non credibilità di tutta la classe dirigente, politica e non politica, il Movimento Autonomia Responsabile presenta alle persone, ai gruppi sociali, alle aggregazioni politiche spontanee del FVG una proposta per unire in un impegno comune quanti hanno idee e voglia di fare per il bene individuale e collettivo.

2. Può sembrare paradossale, considerando il linguaggio e il modo di pensare comuni, chiedere alla gente di assumere un impegno politico, ma occorre essere consapevoli che solo attraverso la politica, ovviamente corretta, pulita ed etica, si possono trovare le soluzioni che aiutano a rendere concreta la speranza di un futuro migliore. Non esistono soluzioni miracolistiche né facili scorciatoie. La storia e l’attualità lo dimostrano ampiamente, e le disillusioni che seguono a mal riposte aspettative allontanano dalla soluzione dei problemi. Certamente la politica non deve intervenire in attività che possono essere svolte meglio e a minori costi dai singoli, dai gruppi, dalle imprese, dalle associazioni, dalle professioni. Ma la politica, attraverso l’ascolto della gente, la mediazione e il recupero di solidi principi etici, ha il compito insostituibile di indicare obiettivi e mezzi per raggiungerli.

3. Il Movimento Autonomia Responsabile esprime già nel proprio nome i principi su cui si fonda: autonomia e responsabilità.
Sono principi espressione di una nuova cultura politica e di un nuovo modo di fare politica che contengono una forte istanza di libertà e di democrazia e un immenso valore etico-sociale. Sono principi che permettono di:
progettare e sperimentare forme di democrazia partecipata, per favorire l’aggregazione degli interessi in una forma superiore di bene comune;
individuare originali processi decisionali che partono dal bassa e non esclusivi di ristretti circoli o, peggio ancora, guidati da singoli leader;
liberare le energie che le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le imprese possiedono e sono soffocate da una assurda organizzazione burocratica della società;
realizzare e connettere quelle reti pubblico-privato, indispensabili per affrontare i grandi problemi della sanità, dell’assistenza, della formazione.
In breve, il Movimento vuole cittadini attivi e protagonisti, non una popolazione amministrata.
Autonomia e responsabilità, quindi, sono regolatori delle istituzioni e dei rapporti fra i vari livelli di governo, e fondamento delle relazioni sociali ed economiche e dell’organizzazione dei servizi di cui hanno bisogno le persone.

4. Sul piano istituzionale, l’ideale di autonomia non tende a disorganizzare lo Stato o a suscitare egoismi locali, ma è essenzialmente organico nella valorizzazione delle energie così ampiamente diffuse e non utilizzate. Energie che attingono dall’anima popolare delle nostre comunità gli elementi di conservazione e di progresso, dando valore alla sovranità popolare e alla collaborazione sociale.
L’autonomia si realizza anche grazie alla collaborazione di tutti gli organismi sociali, economici e finanziari. Uno Stato veramente popolare riconosce i limiti della propria attività; rispetta la personalità individuale, la famiglia, gli enti locali a partire dai comuni; incoraggia l’assunzione di responsabilità.
E’ necessario avviare una stagione di nuovi rapporti con lo Stato, per ridefinire le competenze e le risorse regionali.
La comunità nazionale e il Parlamento debbono essere consapevoli che l’autonomia del Friuli Venezia Giulia non è un privilegio, ma è servita – e serve – al bene comune e al bene dell’Italia. Non si chiede il rafforzamento dell’autonomia del FVG, quasi fosse una riserva indiana; si chiede, invece, che sia estesa a tutta l’Italia. In mezzo secolo di vita, la Regione autonoma FVG ha dimostrato che un uso intelligente ed onesto dell’autonomia permette di raggiungere grandi risultati e di inventare strumenti originali per rispondere ai bisogni delle persone e delle imprese.
L’esercizio effettivo dell’autonomia presuppone una fiscalità differenziata. Se si tiene conto delle specifiche situazioni territoriali si arrecano vantaggi a tutto il paese. Nel caso del FVG permetterebbe di raccogliere risorse che altrimenti sono dirottate fuori dai confini nazionali.
L’autonomia non riguarda solo i rapporti con lo stato, ma è principio fondante dell’ordinamento amministrativo interno: rifiutando il centralismo statale non si deve costruire un centralismo regionale. In concreto ciò implica riconoscere la capacità delle popolazioni locali di decidere autonomamente su come impiegare le risorse, senza dovere necessariamente adeguarsi a scelte e modelli definiti in modo standardizzato per tutta la regione. Significa limitare il peso dell’apparato pubblico, regionale, provinciale e comunale, eliminando attività e funzioni di scarso rilievo sociale ed economico e suscitare la crescita di una cultura della responsabilità sociale del funzionario pubblico, responsabilità che va ben oltre quella formale attribuita dalla legge.
E’ del tutto evidente che diversi comuni, per dimensioni e strutture inadeguate, non sono in grado di svolgere alcuni compiti più complessi. E’ giusto ed utile mantenere anche i piccoli comuni, se la popolazione lo vuole, per presidiare il territorio e conservare identità locali, ma i vari servizi che fanno capo al comune devono essere necessariamente organizzati su basi tali da garantire standard accettabili di efficacia e di efficienza.

5. Si deve essere consapevoli che l’autonomia è un potente motore di sviluppo economico, perché permette di:
individuare strumenti originali che favoriscono lo sviluppo economico
responsabilizzare maggiormente i soggetti economici
trasformare la cultura locale in potente fattore di crescita economica.
E’ compito della Regione e delle istituzioni favorire le condizioni perché gli individui, le famiglie, le imprese, i professionisti possano esprimere al meglio le loro capacità e le loro potenzialità, con i modi che ritengono più appropriati. Siamo infatti convinti che l’espansione delle libertà individuali diventa a sua volta un fattore potente dello sviluppo economico.
Si deve favorire la costruzione di “reti” fra imprese, fra professionisti, fra soggetti economici diversi, che autonomamente individuano obiettivi comuni di crescita e progetti condivisi per rafforzare la presenza sui mercati.
Fin dal suo sorgere la Regione, grazie ad una classe dirigente eccezionale, espressione dell’anima popolare di queste terre e profondamente radicata nella cultura delle genti friulane e giuliane, ha saputo dotarsi di strumenti straordinari per sostenere la voglia di fare e di produrre delle nostre genti. Si deve continuare secondo quello spirito.

6. Si deve tenere conto del fatto che nelle società avanzate l’impresa non è solo attore economico fondamentale, ma svolge anche un rilevante ruolo sociale. Per comprendere quanto tale ruolo sia importante, basti ricordare che l’impresa interferisce pesantemente con le dinamiche familiari, ed è luogo privilegiato per l’inserimento sociale degli immigrati.
Il rapporto donna-lavoro non è ancora risolto in modo del tutto soddisfacente. Occorre garantire alla donna l’espletamento dei compiti legati alla maternità senza penalizzarne le condizioni di lavoro e le prospettive occupazionali e, nello stesso tempo, tenere conto delle esigenze delle aziende. Gli strumenti che aiutano a conciliare lavoro e famiglia sono numerosi: si tratta di utilizzarli.
Va riconosciuto quanto l’azienda può fare per la socializzazione degli immigrati, che non sono solo prestatori d’opera. E’ utile definire dei progetti specifici con le imprese perché sul lavoro l’immigrato trascorre la parte preponderante del suo tempo, e attraverso il lavoro viene a contatto con la nostra cultura.
Poiché si attribuisce valore non solo al puro risultato economico ma a come è stato raggiunto (correttezza e trasparenza dei comportamenti nei rapporti con gli interlocutori pubblici e privati, rispetto dei diritti dei lavoratori in quanto persone, sensibilità per il benessere della comunità locale e regionale), si dovrà instaurare fra l’Ente pubblico e le imprese un rapporto che va oltre le decisioni di politica industriale, per creare un clima di responsabilità, che alla fine accresce il valore dell’impresa stessa e ne sostiene la crescita nel tempo. Di questo processo dovranno essere parte integrante i sindacati.
L’amministrazione pubblica non deve considera le imprese e le professioni come clienti da controllare ed ostacolare nello svolgimento della loro attività, da perseguitare come potenziali criminali, ma si pone come erogatrice di servizi per accrescerne la capacità competitiva.
7. E’ ampiamente riconosciuto dalla letteratura economica che esiste una globalizzazione positiva, capace di promuovere e trasferire il progresso tecnologico, di originare innovazione, di stimolare gli investimenti, di accrescere la produttività del lavoro. E’ la globalizzazione fondata sulle identità locali, che si contrappone ad una visione della globalizzazione come imposizione dall’alto al basso, come omogeneizzazione e come annullamento delle specificità locali. Da cupa profezia di de-localizzazioni e di sviluppo secondo un unico modello controllato dall’esterno a opportunità di sviluppo.
La cultura locale, infatti, favorisce la costruzione di reti locali (fra le imprese, con le istituzioni, con altri soggetti sociali); può diventare il “marchio” che facilita la visibilità e l’identificazione dei prodotti locali sui mercati e li valorizza; definisce il sistema di valori prevalente sia personale (responsabilità, impegno, fiducia, credibilità, ecc.) che sociale (solidarietà, collaborazione, ecc.); modella la cultura del lavoro, la cultura imprenditoriale e la cultura gestionale; è fra i più importanti fattori immateriali che contribuiscono al successo delle singole aziende.
Non si deve quindi temere che il localismo culturale sia sinonimo di ritardo culturale o un freno.
La scoperta dell’importanza del sistema culturale di un territorio ha ovviamente implicazioni politiche. La prima e più importante è che il territorio goda di autonomia gestionale e possa definire autonomamente, secondo il principio di sussidiarietà, come impiegare al meglio le risorse.

8. E’ del tutto superfluo ricordare che senza sviluppo economico non si può mantenere e migliorare ulteriormente il servizio sanitario e il livello di welfare. E’ scontato che vanno corrette le inefficienze ed eliminati gli sprechi e che va esercitato un severo controllo della spesa.
Preme sottolineare che ci sono visioni diverse e contrastanti su come concepire e impostare i sistemi sanitario ed assistenziale. Coerentemente con la sua visione personalista e comunitaria della società che e con la scelta autonomista, il Movimento ritiene che le politiche della salute e del benessere debbano essere ispirate ai seguenti principi:
centralità della persona, con i suoi bisogni specifici e i suoi valori, rispetto alle strutture gestionali
responsabilità, solidarietà e sussidiarietà come criteri organizzativi
controllo democratico nelle scelte che riguardano la salute e l’assistenza, che non possono essere lasciate alla discrezione di strutture burocratizzate e dei soli operatori
Se ci si pone in una prospettiva sussidiaria e di autonomia dei corpi sociali, si affermano due criteri fondamentali per impostare il welfare: il primo è che vanno riconosciute le comunità e le aggregazioni sociali, in primo luogo quelle del volontariato, come generatrici di risorse e promotrici di dinamiche di sviluppo; il secondo è che i vari attori istituzionali condividono, pur svolgendo ruoli diversi, politiche pubbliche, obiettivi e progetti, responsabilità per i risultati ottenuti. Ne derivano due conseguenze pratiche: i soggetti che agiscono nel mercato sono limitati da meccanismi di regolazione, in nome di un bene comune che va in ogni caso promosso; chi governa deve guardarsi dal rischio della burocratizzazione e dell’imposizione di modelli astratti, rigidi e statici di prestazioni, incapaci di cambiamento e di rispondere ai bisogni come si manifestano concretamente.
Ricondurre il Welfare ad una logica familiare e di comunità significa superare l’approccio individualistico che vede da una parte un erogatore burocratizzato e dall’altra un cliente totalmente dipendente. Si devono introdurre soluzioni di Welfare più attente alle caratteristiche e alle necessità delle singole aree, e più rispondenti ai bisogni come sono manifestati dagli individui. Dovranno essere pensati meccanismi che alimentano l’interesse e la solidarietà tra le generazioni e all’interno delle singole comunità.
Centrale resta il ruolo della famiglia, come anche l’attuale crisi economica dimostra.
E’ importante considerare la famiglia come insieme di persone interdipendenti, non sommatoria di individui, capace di assumersi responsabilità sociali pesanti, e con un enorme potenziale.

9. Considerare come centrali gli interessi, i bisogni, le capacità delle persone e dei gruppi sociali, implica riconsiderare l’impostazione complessiva di tutte le politiche regionali, non solo quelle sanitarie ed assistenziali. Un’attenzione particolare si deve avere, a questo proposito, per la cultura e la gestione del territorio,
Fino ad ora gli interventi regionali nella cultura di fatto hanno permesso che si rafforzassero strutture che, per la continuità nei finanziamenti, sono diventate del tutto autoreferenziali e soggetti totalmente garantiti. La situazione che si è creta è insostenibile, non solo economicamente ma anche, e soprattutto, per ragioni di principio. Occorre ricordare che l’autonomia è associata alla responsabilità e al controllo dei risultati; non è legittimazione di aree tutelate chiuse su sé stesse, intoccabili e spesso con mentalità monopolistica. Più che finanziare l’offerta culturale occorre promuovere luoghi dove chiunque lo desidera possa fare cultura, liberamente e senza dovere essere incastonato in strutture la cui preoccupazione principale è quella di mantenersi e riprodursi.
Per quanto riguarda la gestione del territorio, dagli uffici statali ancora malauguratamente presenti (sovrintendenza) a quelli regionali, a quelli provinciali, a quelli comunali deve venire un aiuto per intervenire sul territorio con intelligenza. La considerazione museale del territorio, lo spirito punitivo, l’applicazione discrezionale e peggiorativa di norme già di per sé discutibili, l’atteggiamento autoritario, i tempi autorizzativi lunghissimi, producono gravi danni economici, costi ingiustificati, disaffezione dei cittadini, mortificazione dei professionisti. Sulla gestione del territorio si è prodotto un complesso normativo e procedurale assurdo. Almeno per quanto di competenza della Regione, si deve arrivare a poche norme, chiare, certe, non applicabili in modo discrezionale.
10. Per agire politicamente il punto di riferimento è collocato nel futuro. Ci deve misurare, quindi, sulla realtà giovanile.
La creatività, i sogni, le speranze dei giovani costituiscono la ricchezza primaria di una società. Non si tratta di pensare a cosiddette “politiche giovanili”, inevitabilmente lontane dal mondo dei giovani. Compito della Politica è essere di stimolo, mettere a disposizione mezzi e strumenti perché chi lo vuole possa investire su sé stesso, per costruire opportunità, per trasformare la creatività e i sogni dei giovani in vantaggio per tutti. In primo luogo si deve investire nel sistema formativo: scolastico, universitario, professionale. Un sistema formativo eccellente mette in condizioni i giovani di muoversi sicuri nel mercato del lavoro, anche internazionale, e richiama giovani da altre regioni.
In secondo luogo si deve assecondare la volontà imprenditoriale dei giovani, finanziando la nascita e lo sviluppo di imprese costruite attorno ad idee creative, rivoluzionarie. Naturalmente non tutti i giovani possono avviare nuove iniziative economiche. Per essi vanno decisamente migliorate le modalità di incontro fra domanda ed offerta di lavoro, che oggi procedono su binari separati, e di ingresso nel mercato del lavoro.

11. Credere nell’autonomia e nella responsabilità significa dare e chiedere fiducia, costruire rapporti istituzionali e sociali più sereni, limpidi, corretti.
Tutti avvertono sulla propria pelle quanto sia pesante avere amministrazioni pubbliche che presumono che il cittadino, le imprese, i gruppi sociali siano criminali. Coerentemente con tale assunto, costruiscono un pesantissimo sistema di procedure, accertamenti e controlli, un sistema che poi si rivela ovviamente inefficace. Tutti sentono sulla propria pelle quanto sia penoso dovere soggiacere ai tempi, alle modalità, agli orientamenti delle strutture che erogano servizi senza pensare all’utente. Tutti vivono sulla propria pelle quanto sia soffocante la regolamentazione capricciosa di relazioni sociali e degli stessi diritti personali.
Il Movimento Autonomia Responsabile è convinto che impostando il governo della Regione, delle Province, dei Comuni, degli organismi e degli enti intermedi secondo i principi dell’autonomia e della responsabilità, si può creare un clima di maggiore fiducia, quanto mai necessario, e riconciliare i cittadini con la politica, perché essi stessi assumono responsabilità politiche, nei modi, nei tempi e nelle dimensioni che ritengono compatibili con le altre attività familiari, lavorative, sociali in cui sono impegnati.