Il drammatico “NO” dei giovani (81%)


13392163_10209502447108945_1084113778563163922_oI sintomi che la crisi attanaglia il nostro Paese sono apparsi evidenti e drammatici anche dal fatto che il No al referendum è stato in maggioranza espresso dai giovani. I sondaggi in base all’età dicono che tra i 35 -54 anni ha ottenuto tra il 33% il SI e il 67% il NO; i SI hanno prevalso ( 53 contro 47) tra i maggiori di 55 anni di età; ma  tra i 18-34 anni il SI  ha ottenuto il 19% e il NO l’81%. E’ evidente che I giovani e i quarantenni logorati  dalla crisi non sono stati convinti dalla politica delle regalìe, che con una mano porge 80€ e con l’altra rende problematiche le assunzioni,  che sotto l’albero dei diciottenni lascia 500 euro senza fornire neanche l’ombra di un futuro lavoro.  Il Renzi – Fonzie dei tweet, il premier della “rottamazione” non è riuscito a fare ciò che aveva promesso: basta guardare alla riforma della buona scuola dove in ognuno dei  8500 istituti italiani mancano da  2 – 3 docenti, la riforma della pubblica amministrazione dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale in alcune parti  e la legge sul lavoro (job act) che ci ha reso ancora più precari. Per quanto riguarda le province poi, sappiamo da domenica notte che la Serracchiani, con le Uti da portare in regalo a Roma per fare la prima delle classe, ci ha portato fuori dal dettato costituzionale. L’illusione soprattutto per i giovani, è durata lo spazio di un mattino. Siamo stati illusi noi giovani, ma non solo, questo che doveva essere un referendum su una riforma che nessuno aveva chiesto di fare, non urgente , è stata personalizzata e il voto è stato anche politico. Ora la sveglia suona per tutti: ai giovani manca il lavoro, le vecchie generazioni vivono meglio di quelle nuove anche in prospettiva e ciò rende difficile per chi ha venti o trent’anni progettare una famiglia, avere dei figli.  Un NO secco quindi, dei giovani alle fanfaronate del renzismo: ma anche un grido di dolore cui il centrodestra deve assolutamente prestare attenzione, trovando soluzioni unitarie,  che a questo punto  non possono che essere nuove e dirompenti.

GIULIA MANZAN

Segretaria regionale Autonomia Responsabile