KOSIC (DIRETTIVO A.R.): SERACCHIANI E REDDITO DI CITTADINANZA ESTERA


Dell’ iReport dell’IRES 03-16 ne hanno parlato di recente anche alcuni quotidiani. A conclusione dello studio si legge: “… L’auspicio sarebbe di poter accedere all’insieme complessivo delle dichiarazioni ISEE, in un’ottica di”open data” per “accrescere il livello di conoscenza della realtà regionale, finalizzato alla pianificazione operativa delle politiche sociali.” Concordiamo pienamente con l’auspicio dell’IRES perché la Giunta della vicesegretaria del PD nazionale continua ad utilizzare le risorse regionali per protrarre con la propaganda in favore del suo partito.  Con lo strumento SIA (sostegno inclusione attiva), fortemente connotato politicamente, conferma non solo la mancanza di una pianificazione ma anche l’apertura di capitoli spesa che non prendono in alcuna considerazione le conseguenze che potrebbero avere sia per il bilancio regionale che per la comunità dell’FVG. L’IRES ha analizzato un campione pari a poco meno del 2% della popolazione regionale evidenziando come solo il 19,3% dei nuclei familiari considerati totalizzano un ISEE al di sotto dei € 6000.

Chi sono? Tipologie diverse, sia italiane che straniere, per noi più bisognevoli di un contributo monetario qual’ era” il contributo di solidarietà” della giunta Tondo che possibili candidati per l’inserimento lavorativo. Vediamo perché!

I nuclei familiari che presentano un ISEE inferiore al € 6000 non sono impiegabili nel mercato del lavoro perché già pensionati o con altre problematiche. Per ciò che riguarda le famiglie straniere, che costituiscono (nel campione realizzato) il 7,9% dei nuclei (che diventano il 9,2% con i componenti), siamo in linea con l’incidenza della popolazione straniera sul totale dei residenti in FVG (l’1/1/’15 gli stranieri presenti erano 8,8%).” I nuclei stranieri… presentano in media un ISEE pari alla metà di quello italiano (€ 7682 contro i 15.724) perché i componenti delle famiglie straniere presentano stati di famiglia più numerosi (3,7 componenti contro 2,3).

Una seconda tipologia presenta un solo componente, esattamente un terzo il 33% del campione. Chi sono? Nella maggior parte dei casi (il 98,7% del campione) sono italiani, prevalentemente donne (il 68,7%). Le persone con almeno 65 anni sono ben il 69,2% ed il 38,1% dei casi con una forma più o meno grave di disabilità. Il 75% di queste persone percepisce una pensione, il 12,9 lavora, e solo l’11,8% potrebbe essere collocata sul mercato del lavoro.

Ma di che inclusione lavorativa parliamo? Quanto spende la Direzione lavoro e la Direzione politiche sociali per cercare posti di lavoro che non esistono per persone che non potranno lavorare? Quanti dei 39 milioni rappresentano contributi economici fini a sé stessi? Quante persone hanno trovato lavoro con i 49 milioni investiti dalla Regione (10  per 2015 + 39 per il 2016)? 

Ma senza alcun pregiudizio, il fatto che le famiglie straniere siano tendenzialmente più “povere” perché composte da un numero maggiore di persone ed abbiano un ISEE pari il 50% rispetto alla media, ci porta a conclusioni che non necessitano di essere esplicitate. 

Veniamo infine alla parte conclusiva, quella più preoccupante, che dimostra la totale assenza di pianificazione nel campo delle politiche sociali della giunta di centrosinistra. Si stima che i nuclei familiari aventi diritto al SIA, potrebbero essere, in Friuli Venezia Giulia 19.300. Nei soli primi cinque mesi del 2016 sono pervenute ai comuni già 11.000 domande, cioè a dire, 160 domande per ogni 10.000 abitanti nella nostra Regione. Nell’ambito socio-assistenziale di Udine sono già pervenute 157 domande mentre in quello di Trieste siamo arrivati a 171. Applicando il regolamento appena varato si evince che il costo massimo per finanziare gli aventi diritto consisterebbe in 70 milioni l’anno. Le domande che ci poniamo sono tante. Perché parlare di inserimento lavorativo quando i dati dimostrano che si tratta di contributi economici? Ci possiamo permettere di sostenere la spesa di 70 milioni per le politiche sociali in un momento di difficoltà qual è quello che stiamo vivendo avviando un nuovo strumento solo per dire in televisione che l’abbiamo fatto per primi? Si è calcolato che dei 39 milioni investiti per questo strumento, il 60% (+ di 23 milioni),  potrebbero finire nelle tasche di cittadini stranieri residenti nella nostra regione solo da 24 mesi? Perché per il MIA (misura inclusione attiva) varata dal governo nazionale sono richiesti 5 anni di residenza e dai noi (SIA+MIA) bastano 24 mesi?  

05.09.2016 KOSIC